foto: atletico universe
Il Cholito Simeone lascia ufficialmente il Napoli. Dopo tre stagioni all’ombra del Vesuvio, l’attaccante argentino si trasferisce al Torino a titolo definitivo. La formula dell’operazione prevede un prestito oneroso con obbligo di riscatto fissato a circa 5 milioni di euro più bonus, per un totale complessivo di circa 7 milioni. Nella rosa azzurra, il posto occupato dal Cholito è stato ereditato da Lorenzo Lucca, che per caratteristiche meglio si sposa con i dettami tattici di Antonio Conte.
Simeone saluta quindi Napoli, ove magari non è stato una macchina da goal, ma, da grande professionista, ha incarnato meglio di altri lo spirito di appartenenza, divenendo uno dei giocatori più amati da tutti.
La storia del Cholito Simeone a Napoli
Figlio del campionissimo Diego Cholo Simeone, Giovanni veniva a Napoli voluto fortemente da Cristiano Giuntoli per completare la rosa nelle mani di Spalletti, dopo la partenza di Petagna. Veniva da una stagione 17 goal al Verona, e venne individuato come sostituto perfetto di Osimhen, sebbene con caratteristiche diverse.

I napoletani lo accolsero con tiepido entusiasmo, perché nella memoria di tutti era ricordato come “colui che aveva spento i sogni scudetto della cavalcata di Sarri nella stagione 2017-2018“. Era stato il mattatore del Napoli del famoso “scudetto perso in albergo“: all’indomani della contestatissima Inter-Juventus 2-3, al Franchi di Firenze, gli azzurri incassarono una tripletta del Cholito e alzarono bandiera bianca sui sogni di gloria.

Giovanni Simeone dimostrò però fin da subito di sposare la causa del Napoli con grande orgoglio, tipica di un vero Argentino, accettaneo fin da subito un ruolo da gregario di lusso.
Pochi goal, ma pesanti
Nella cavalcata vincente del Napoli di Spalletti, quando è stato chiamato in causa, Simeone non ha mai deluso. Tutti ricordiamo il goal all’esordio in Champions dopo pochi secondi dall’ingresso in campo contro il Liverpool a seguito dell’infortunio di Osimhen. Successivamente si ripeté contro Rangers e Ajax. Virali, le immagini di Simeone che in riscaldamento canticchia “La Mano de Dios“, suonata al Maradona in ogni pre-partita.

Nel post-gara contro il Liverpool spiegò di aver baciato il tatuaggio della Champions che aveva sul polso, fatto da adolescente, perché il suo sogno era esordire nella competizione fare goal. Nonostante le ottime prestazioni, Scaloni, che lo aveva inserito nella lista dei pre-convocati per i Mondiali in Qatar, poi vinti dall’Argentina, gli preferì Tucu Correa (che avrebbe comunque saltato la competizione per un infortunio).
Ma se non riuscì a insignirsi del titolo di Campione del Mondo, fu il Napoli la sua Nazionale. La rete più importante di quell’anno fu senza dubbio quello all’ultimo respiro contro la Roma: un tiro d’istinto all’incrocio dei pali che segnò una tappa fondamentale nella corsa scudetto 2022-23. Suo fu anche il goal che chiuse quello straordinario campionato all’ultima contro la Sampdoria. Nella celebrazione mostrò con orgoglio una maglia di Maradona col numero 10, come a dire “Questa è per te, Diego! sono il primo argentino a vincere lo Scudetto a Napoli dopo di te!“

2023-2024 e 2024-2025, stagioni magre per Simeone, ma con tanta sostanza
La stagione successiva 2023-24 è un disastro per tutta la squadra, e lui tra campionato e coppe mette a segno solo 3 reti, di cui però una al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid, squadra acerrima nemica della squadra allenata da papà Diego. Nell’annata appena trascorsa, è andato in rete nella prima, fondamentale, vittoria casalinga contro il Bologna. Sembra poco, ma in realtà dopo la sconfitta all’esordio per 3-0 al Bentegodi contro il Verona, serviva una dimostrazione di forza da parte di tutto l’ambiente, che poi di lì a poco avrebbe accolto Lukaku, Neres, Gilmour e, soprattutto Scott McTominay.
Numeri contenuti, certo, ma ogni volta che ha indossato la maglia azzurra, lo ha fatto con grinta, umiltà e amore sincero per la città e i tifosi. E questo, a Napoli, vale più di qualsiasi statistica. Conte ha dimostrato grande fiducia nel Cholito, schierandolo, quasi sempre da subentrato, ma in ben 33 partite. Gli si chiedeva principalmente di far rifiatare Lukaku, di sacrificarsi per far salire la squadra, creando spazio e di tornare a difendere. Occasioni per aumentare lo score personale ce ne sono state, spesso sciupate, come contro Venezia e Fiorentina. Bisogna però considerare che il vincente Napoli contiano è stato per lo più pragmatico producendo “appena” 59 goal in campionato.

Simeone non ha spaccato il campionato a suon di reti, ma ha sempre sudato la maglia.
Un amore nato subito: Napoli ha adottato il Cholito
Il legame tra Simeone e i tifosi napoletani è stato immediato e viscerale. Ciò perché ciò che i Napoletani apprezzano davvero dei loro beniamini è il senso di appartenenza e d’orgoglio nel vestire la casacca azzurra. Sempre disponibile con i tifosi con il suo straordinario sorriso. A chi non è scesa una lacrimuccia quando ha incontrato Rachele “Cholita“, la bambina romana tifosissima del Napoli, protagonista del profilo instagram di papà Massi.

Il Cholito ha saputo entrare nel cuore del popolo partenopeo grazie a una combinazione perfetta di dedizione, professionalità e passione vera. In campo ha sempre dato tutto, anche quando partiva dalla panchina. Fuori dal campo, ha più volte espresso il suo amore per Napoli, raccontando come si sentisse a casa tra i vicoli e la gente della città.
Simeone al Torino: una nuova sfida, ma con Napoli nel cuore
Con l’arrivo di nuovi attaccanti (Lucca) e la necessità di avere più spazio, la scelta di cambiare aria è stata naturale. Al Torino, Simeone potrà cercare la titolarità che al Napoli gli è spesso sfuggita, ma porterà con sé un bagaglio di emozioni uniche vissute in azzurro.
Quello tra Giovanni Cholito Simeone e il Napoli è un addio che sa di arrivederci. Si tratta di un distacco dolceamaro, come spesso accade con chi ha lasciato un segno profondo pur restando relativamente poco. Il Cholito sarà per sempre un bi-Campione d’Italia, un simbolo di umiltà e cuore.
Venuto a Napoli come chi aveva distrutto i sogni del Napoli di Sarri, se ne va da napoletano acquisito, mai più come un avversario.