Disastrose elezioni per Rita De Crescenzo – La combinazione fra influencer virale e politica reale si è rivelata, ancora una volta, un esperimento disastroso dopo le settimane impiegata a prodigarsi tra comparsate e video sui social. Eppure, quando è arrivata l’unica cosa che conta davvero – le urne – il castello è crollato come un contenuto da 15 secondi passato di moda.

A pagarne le conseguenze? Pasquale Di Fenza, candidato al Consiglio regionale con Forza Italia, che ha raccolto appena 1.208 preferenze, confermando che i milioni di visualizzazioni non sempre si trasformano in voti veri. Anzi, spesso restano solo numeri gonfiati da un algoritmo capriccioso.

Una campagna elettorale fatta di video, balli e zero risultati

Il duo formato da Di Fenza e dalla tiktoker più divisiva di Napoli sembrava convinto di aver trovato la formula magica: social, like, dirette, balletti, comparsate negli uffici del Consiglio regionale. Una strategia che, per i follower, era “intrattenimento”. Per l’elettorato vero, invece, era semplicemente imbarazzante.

L’ormai storico video girato negli uffici istituzionali con la De Crescenzo e l’imprenditore di Napolitano Store è diventato il simbolo di una campagna che ha confuso consenso politico con spettacolo da social. E il risultato finale lo conferma: zero impatto, zero efficacia, zero eletti.

La polemica sulla residenza: l’ennesima puntata della telenovela

Come se non bastasse, nel giorno del voto, la stessa De Crescenzo ha aggiunto un altro capitolo alle sue continue controversie: “Mi hanno tolto la residenza, è un’ingiustizia!”, ha denunciato in un video – ovviamente virale – accusando un presunto accanimento nei suoi confronti.

La situazione è diventata quasi surreale: il marito avrebbe potuto votare, lei no. Una trama perfetta per un content creator, molto meno per chi pretende di orientare il voto di centinaia di migliaia di persone.

Flop elezioni per Rita De Crescenzo: la realtà batte TikTok

La vicenda dimostra una cosa chiarissima: i social possono portare caos, rumore, polemiche, ma non sostituiscono né la politica né la credibilità.

E questa storia verrà ricordata non come un successo, ma come un gigantesco boomerang mediatico.
Un caso da manuale, che sui social fa ridere. Alle urne, invece, fa solo rumore.

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