L’infernale via del Formale è arrivata al culmine. La spazzatura ha conquistato il vicolo e ormai sembra esserne la vera padrona. Non parliamo soltanto dei normali sacchetti dell’indifferenziata, ma di materassi, frigoriferi, lavatrici, mobili, sedie, valigie, pneumatici, sanitari e rifiuti di ogni genere, abbandonati senza alcun rispetto per chi vive e lavora nella zona. Via del Formale si trova nel cuore dei Quartieri Spagnoli, non lontano dall’altra discarica abusiva tra via Francesco Girardi e via Pasquale Scura, dove Gridalo porta avanti quotidianamente il Dossier Topi. Due punti diversi, ma lo stesso identico spettacolo: persone che arrivano, scaricano i propri rifiuti e se ne vanno, lasciando agli altri puzza, degrado e vergogna.
Qui almeno due cassonetti per l’indifferenziata ci sono, ma gli incivili riescono comunque a trasformare l’intera strada in una discarica. I rifiuti non vengono messi soltanto nei contenitori: vengono ammassati tutt’intorno, creando una striscia che arriva a estendersi per almeno cinque metri oltre i bidoni. Percorrere via del Formale è diventato un vero inferno. La puzza si sente dall’inizio alla fine della strada e, con il caldo di questi giorni, diventa ancora più violenta. Sacchetti aperti, cibo in decomposizione, liquidi che colano e ingombranti sporchi rendono l’aria quasi irrespirabile. È proprio da questa situazione che nasce il nome con cui abbiamo deciso di raccontarla: l’infernale via del Formale.
Materassi, lavatrici e gabinetti: ma quanta roba buttate alla discarica di via del Formale?
Ogni sopralluogo sembra una gara a chi riesce ad abbandonare l’oggetto più assurdo. Quasi sempre troviamo materassi, frigoriferi, lavatrici, mobili di ogni tipo e sedie, ma non sono mancati gabinetti, pneumatici e materiali potenzialmente pericolosi o infiammabili. La domanda è inevitabile: quanti materassi vengono buttati ogni settimana ai Quartieri Spagnoli? E soprattutto, perché devono finire tutti in strada? Esistono il ritiro degli ingombranti, i centri di raccolta e modalità precise per smaltire questi oggetti. Eppure c’è ancora chi preferisce trascinarli in un vicolo, lasciarli davanti ai cassonetti e scappare, come se il quartiere fosse la pattumiera personale di qualcuno.
La scena è talmente indegna che perfino i turisti si fermano a fotografarla. Fotografano i cumuli, i materassi sporchi, gli elettrodomestici abbandonati e la lunga distesa di sacchetti. Probabilmente quelle immagini vengono poi mandate ad amici e parenti con un commento del tipo: «Guardate come vivono qui». E questa volta è difficile perfino offendersi, perché davanti a uno spettacolo del genere hanno ragione a ironizzare. È uno scempio, è uno schifo e rappresenta un’umiliazione per tutto il quartiere. Il problema non è la foto del turista: il problema è ciò che il turista trova e che noi residenti siamo costretti a vedere e respirare ogni giorno.
L’ASIA pulisce, gli incivili ricominciano
Bisogna però dirlo con chiarezza: in questo caso il problema principale non è l’assenza delle istituzioni. Gli operatori ASIA passano regolarmente e, anche quando il servizio dovesse subire un ritardo, normalmente non si parla di settimane ma al massimo di una giornata. Il punto è che, appena l’area viene ripulita, qualcuno ricomincia immediatamente a scaricare sacchi, mobili ed elettrodomestici. Si pulisce al mattino e poche ore dopo la discarica comincia già a ricostruirsi. È un circolo continuo provocato da chi considera normale sporcare la strada e costringere un intero quartiere a pagare le conseguenze.
A queste persone vogliamo fare una domanda diretta: ma perché lo fate? Qual è il vostro problema? Perché non prenotate il ritiro? Perché non utilizzate i servizi disponibili? Perché pensate che sia accettabile lasciare un materasso, una lavatrice o un gabinetto sotto casa degli altri? E una domanda anche alle persone civili: perché restate in silenzio? Nessuno chiede di affrontare fisicamente chi abbandona i rifiuti o di mettersi in pericolo. Ma si può segnalare, si può documentare, si possono condividere i video di denuncia e si può far capire che certi comportamenti non sono più tollerati.
Chi continua ad abbandonare rifiuti deve sapere che il quartiere vede, fotografa e denuncia. Il silenzio non protegge nessuno: lascia soltanto più spazio a chi sporca.
