Largo Maradona ha perso la sua anima. È questa la sensazione che emerge con forza ascoltando tanti napoletani dopo la riapertura dello spazio di via Emanuele De Deo. Il nuovo Largo è più ordinato, più pulito, più moderno e finalmente regolamentato, ma per chi lo frequentava prima dei lavori qualcosa è scomparso. «Ha perso tutto il suo fascino», «Troppo moderno, era meglio prima, era più reale», «Hanno spoetizzato tutto». Sono solo alcuni dei commenti arrivati sotto i video pubblicati da Gridalo.
Non è semplice nostalgia per un muro sporco o per una pavimentazione vecchia. Il sentimento è più profondo. Quel luogo piaceva proprio perché non era stato costruito per piacere ai turisti. Era nato dal basso, cresciuto senza un progetto preciso, riempito negli anni di maglie, fotografie, sciarpe, scritte, altarini e ricordi lasciati da chi arrivava davanti a Diego. Era imperfetto, caotico e a volte persino brutto, ma aveva qualcosa che oggi molti faticano a ritrovare.
Largo Maradona ha perso la sua anima per diventare più moderno?
Il murale realizzato da Mario Filardi nel 1990 è stato nuovamente restaurato durante i lavori del 2026, con colori ravvivati e alcuni elementi recuperati secondo il disegno originale. Anche il piazzale, circa 197 metri quadrati, è stato completamente ripensato con un intervento da circa 100mila euro sostenuto da privati. Il progetto nasce con l’obiettivo dichiarato di portare ordine, decoro e sicurezza in un luogo visitato ogni giorno da migliaia di persone.
Il problema non è aver fatto i lavori. Largo Maradona aveva bisogno di regole e manutenzione. Il dubbio nasce dal risultato. «Bello, ora sembra un ospedale», scrive ironicamente un utente. Un altro è ancora più netto: «Rovinata tutta la magia. Chi c’è stato prima mi darà ragione». E forse è proprio questa la differenza tra il Largo di ieri e quello di oggi. Prima sembrava un pezzo dei Quartieri Spagnoli che il mondo aveva scoperto quasi per caso. Adesso rischia di sembrare un luogo preparato apposta per essere fotografato.
Un palazzo sistemato solo a metà
Basta poi alzare gli occhi sopra la testa di Maradona per trovare una delle contraddizioni più evidenti del nuovo intervento. La parte inferiore della facciata che ospita il murale è stata ritinteggiata, mentre sopra resta il vecchio prospetto del palazzo. Il contrasto è fortissimo e finisce quasi per sottolineare ancora di più quello che non è stato sistemato. Anche Angelo Forgione ha criticato pubblicamente il risultato, parlando di «grigiore piatto» e mettendo in discussione proprio l’impatto estetico del nuovo Largo.
Tra i commenti raccolti da Gridalo c’è chi scrive «Strade e facciate che fanno a dir poco ribrezzo, pensano a quel pasticcio sul muro». Qualcun altro riassume tutto con poche parole in napoletano: «Che hann cumbinat». Il paradosso è evidente. Si è resa nuova la parte che finisce nelle fotografie mentre, appena lo sguardo sale o si sposta nei vicoli circostanti, torna la città reale.
Da luogo spontaneo ad attrazione regolamentata
C’è poi un aspetto che racconta bene quanto sia cambiato Largo Maradona. L’area è stata formalmente trasformata in uno spazio privato assoggettato a uso pubblico. La gestione resta privata, mentre l’accesso deve essere garantito gratuitamente al pubblico. Il cancello non è scomparso e la natura privata dello spazio rimane. Il Comune ha scelto questa strada proprio per mettere ordine in una situazione cresciuta enormemente negli ultimi anni e consentire lo svolgimento regolare delle attività presenti nell’area.
Dal punto di vista amministrativo può essere una soluzione. Dal punto di vista simbolico racconta però la trasformazione di un luogo nato senza permessi, rendering o strategie turistiche e diventato oggi una delle attrazioni più organizzate di Napoli. Diego resta al centro, ma intorno a lui ormai c’è molto altro.
Intorno a Maradona è cresciuto un business
Negarlo sarebbe inutile. Largo Maradona genera economia. Intorno al murale negli ultimi anni sono aumentati locali, attività commerciali, bancarelle, venditori di gadget, maglie, souvenir e prodotti dedicati al numero 10. Il boom turistico ha creato posti di lavoro e opportunità per molte persone del quartiere. Proprio la necessità di regolamentare le attività commerciali è stata una delle ragioni che hanno accompagnato il nuovo assetto dell’area.
Il problema arriva quando il business comincia a prendere il posto del quartiere. Chi viene da fuori passa, fotografa Diego, compra qualcosa e continua il proprio giro. Chi abita lì resta. Restano i residenti che convivono ogni giorno con gruppi organizzati, musica, folla sotto i balconi, nuovi locali e ambulanti. Le testimonianze raccolte da Gridalo raccontano una crescente stanchezza verso un turismo che in alcuni momenti sembra non lasciare più spazio alla normale vita del vicolo. Per un turista è una tappa. Per chi ci abita è casa.
Largo Maradona non era una scenografia
È questo forse l’aspetto che fa più male a chi ricorda il Largo di qualche anno fa. Maradona non era un set fotografico. Il murale stava su un palazzo vissuto, tra finestre, balconi, panni stesi e muri segnati dal tempo. Non aveva bisogno di essere perfetto. Quel miscuglio di devozione, disordine e vita quotidiana raccontava i Quartieri Spagnoli molto più di qualsiasi allestimento studiato a tavolino.
Nessuno può chiedere che un luogo visitato da migliaia di persone resti senza regole. Riqualificare, però, non dovrebbe significare cancellare ciò che rendeva quel posto diverso da tutti gli altri. I Quartieri hanno accolto il turismo e ne hanno beneficiato, ma non possono diventare soltanto uno sfondo dove vendere Napoli a chi arriva per qualche ora.
Prima era imperfetto, però era nostro
Forse è proprio qui che si trova la spiegazione di tanti commenti negativi. «Era molte volte meglio prima». Non necessariamente perché lo fosse dal punto di vista estetico. Era meglio per chi in quelle imperfezioni riconosceva qualcosa di autentico. Un angolo nato dal quartiere, non progettato per il quartiere. Un posto che il turismo aveva scoperto, non un posto trasformato in funzione del turismo.
Oggi Largo Maradona è più nuovo, più pulito e probabilmente più semplice da gestire. Il rischio è che, insieme al degrado, sia stata ripulita anche una parte della sua storia. Prima forse era meno bello da vedere, ma per tanti napoletani sembrava ancora appartenere ai Quartieri Spagnoli. Ed è proprio quella sensazione che oggi qualcuno sta iniziando a rimpiangere.
