Targhe polacche, il fenomeno che negli ultimi anni è esploso soprattutto a Napoli finisce nuovamente sotto la lente delle autorità. Dalla Polonia arrivano nuovi sviluppi su due diverse indagini che riguardano revisioni mai effettuate e migliaia di veicoli immatricolati nel Paese pur circolando stabilmente altrove.
Nel caso più recente sono finiti agli arresti due tecnici polacchi accusati di aver certificato complessivamente 680 revisioni con esito positivo senza che i mezzi venissero realmente controllati. Uno ne avrebbe registrate 307, l’altro 373.
Targhe polacche e revisioni fatte soltanto sulla carta
L’indagine è coordinata dalla Procura di Radom ed era partita alla fine del 2025. Le 680 certificazioni contestate sarebbero state rilasciate nel solo mese di dicembre 2024. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, per completare la procedura sarebbe bastata la consegna dei documenti di immatricolazione, mentre i veicoli non sarebbero mai arrivati nei centri di controllo.
I due tecnici sono stati arrestati nel settembre 2026 e successivamente rilasciati su cauzione. Nei loro confronti sono stati disposti anche il divieto di lasciare la Polonia, il divieto di esercitare la professione e il sequestro di alcuni beni. Rischiano fino a otto anni di carcere.
L’altra indagine sui 5.500 veicoli
Un secondo filone, distinto dal primo, risale invece all’aprile scorso. In quel caso un 48enne polacco è stato arrestato con l’accusa di essere coinvolto nell’immatricolazione di circa 5.500 veicoli, registrati in Polonia a partire dal 2019 ma che, secondo gli inquirenti, nel Paese non sarebbero mai arrivati.
Nei giorni successivi erano stati arrestati anche due periti, accusati di aver ricevuto denaro per certificare controlli tecnici mai effettuati. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 430 certificati di immatricolazione. Per i tre indagati la pena potrebbe arrivare fino a dieci anni di reclusione.
Un fenomeno che riguarda da vicino Napoli
La vicenda interessa particolarmente Napoli, dove il ricorso alle targhe estere ha raggiunto numeri enormi. Secondo i dati Aci riportati da Repubblica nell’agosto scorso, in Campania risultavano 45.944 veicoli iscritti al Reve, mentre nella sola Napoli erano circa 42mila. Di questi, circa 35mila avevano targa polacca.
Il sistema prevede generalmente la cessione formale del mezzo a una società polacca, che provvede all’immatricolazione all’estero per poi concederlo nuovamente in uso attraverso un contratto di noleggio. Una formula che consente di abbattere fortemente i costi sostenuti in Italia, soprattutto quelli assicurativi.
È proprio quando il veicolo resta fisicamente in Italia mentre sulla carta dovrebbe essere sottoposto ai controlli in Polonia che emergono le irregolarità finite al centro delle indagini. Le revisioni devono infatti essere effettuate nel Paese di immatricolazione. Secondo le contestazioni degli investigatori, in numerosi casi sarebbero state certificate senza vedere nemmeno il mezzo.
Le nuove operazioni polacche aggiungono così un altro tassello a un fenomeno che a Napoli è ormai visibile ogni giorno sulle strade e che negli ultimi mesi ha portato a un aumento dei controlli anche in Italia.
