A Napoli se n’è andato Antonio Mellino, conosciuto come Agostino ‘o pazzo, un nome entrato nella memoria dei Quartieri Spagnoli e ben oltre, come emblema di ribellione, sfida e desiderio di libertà. Aveva 72 anni.
La moto come ribellione era il suo vero e proprio mantra. È nata così — con sgommate, acrobazie, fughe dalla polizia tra i vicoli della città — la leggenda di un ragazzo che decideva di non piegarsi alle regole, trasformando ogni curva in una dichiarazione di autonomia e diventato simbolo dei Quartieri Spagnoli e di Napoli.
Gli anni ’70: vicoli, Gilera 125 e controcorrent
Negli anni Settanta, la sua Gilera 125 truccata sfrecciava tra le strade di Napoli, tra impennate e curve improvvise, sfidando la repressione. Diventò mito fra i giovani, simbolo di una generazione che rifiutava ordine e costrizioni.
La sua popolarità crebbe tanto da attirare l’attenzione del cinema “poliziottesco”: Agostino ‘o pazzo ebbe ruoli come stuntman e comparve in pellicole che raccontavano la Napoli di strada, quella vera, ruvida, pulsante.
Negli anni recenti, aveva messo da parte moto e fughe per una vita più tranquilla. Si era dedicato a un’attività civile, ma non aveva mai perso quell’aria di ribellione, quella voglia di essere libero, autentico, indipendente.
Perché la sua scomparsa fa riflettere
Con la morte di Agostino ‘o pazzo Napoli perde non solo una persona, ma un simbolo — di libertà, di periferia, di Napoli diversa, viva, coraggiosa.
In un tempo dove tutto tende a essere regolamentato, “sicuro”, “tracciato”, la sua storia resta una testimonianza forte. La moto come ribellione non era solo acrobazia su due ruote, ma un gesto di sfida, una forma di resistenza urbana.
Che piaccia o no, chiudere gli occhi davanti a queste storie significa spegnere una parte del carattere di questa città.
Ciao, Agostino: che possa restare libero e a cavallo della tua moto, anche oltre.