figlio d'a luna

Con l’intervista a Moonaciè inauguriamo la nostra rubrica musicale, dedicata a giovani artisti napoletani. Moonacie, nome d’arte di Giuseppe Russo, il 20 Marzo ha pubblicato il suo primo album “Figlio d’a luna” che mescola. sonorità della musica napoletana con la sua scrittura più intima e cantautoriale.
Abbiamo chiacchierato con lui e ci ha raccontato del suo disco e del suo legame con le tradizioni della nostra città.

Vorrei partire proprio dal titolo del tuo album “Figlio d’a luna” che crea un gioco di parole con il tuo nome d’arte Moonacie, figura della nostra tradizione napoletana. Da dove nasce il nome Moonaciè e perchè è Figlio d’a luna?
“Nasce dal fatto che ho voluto raccogliere tutti quelli che erano i concetti dell’album. Le canzoni sono “figlie d’a luna”, Moonaciè è “figlio d’a luna”. Quello che volevo raccontare sposava proprio tutti questi concetti e sono riuscito a sintetizzarli in un modo che mi sembrava il più giusto per metterli insieme”.

E’ un album che gioca molto sulle immagini. Abbiamo ascoltato le tue tracce e c’è un legame molto forte con la musica popolare napoletana, unita a tematiche di vita, di amore, di resistenza. Raccontaci qualcosa delle tue ispirazioni musicali: quanto c’è di Napoli e del nostro territorio?
Di ispirazione c’è tutto. Sono molto legato alla cultura della nostra terra, mi piace molto la tradizione, mi piace portare avanti il messaggio della buona musica napoletana. Ci provo e ci metto tutto me stesso per farlo. L’album è proprio costruito su questi valori. E’ una cosa che mi viene del tutto naturale, non è una forzatura per me farlo perchè sono cresciuto a pane e classici napoletani. L’album racconta esattamente quello che sono, perchè mi sono messo a nudo e ho raccontato in maniera molto sincera quello che pensavo e provavo”.

C’è molto di radici, c’è molto di tradizione e c’è molto anche studio musicale, perchè tu fai musica da quando sei bambino e questo si sente nelle tue sonorità, mescolato ad altre tendenze. Hai parlato di storie personali e di raccontare te stesso, quanto c’è di autobiografico nella tua scrittura e quanto attingi dalle storie che ti circondano?
In questo album di autobiografico c’è quasi tutto, tranne giusto qualche traccia. “Figl d’a luna” è stato un modo per mettermi in contatto con me stesso e la luna è stata per me una fonte di ispirazione, come una riflessione interiore, un viaggio, e c’è tutto quello che ho vissuto. Quindi sì, è autobiografico, però allo stesso tempo ci sono anche canzoni che sono nate da storie. Una è nata proprio sui qui Quartieri: Resistenza. E’ nata con Miniera, che è un’Associazione dei Quartieri, abbiamo messo su un laboratorio di scrittura ed è venuta fuori questa canzone, scritta con i ragazzi dei Quartieri, perché parla delle Quattro Giornate di Napoli, attraverso una targa che sta a Piazza Montecalvario. Quella è stata una storia ricercata, andata a costruire nel tempo, ma il resto delle canzoni sono tutte viaggi interiori che avvengono in maniera naturale e spontanea“.

Hai parlato di resistenza e anche di quanto è stato importante per te come ispirazione stare a contatto con ragazzi con disabilità, per guardare le cose in maniera diversa. Raccontaci questa esperienza.

“Sì, io ho avuto veramente l’onore e il piacere di frequentare dei ragazzi che hanno delle abilità diverse dalle nostre, perchè il loro modo di pensare e di agire è tutto cuore e sono dei ragazzi che hanno veramente tante cose da insegnarci. Quindi stare a contatto con loro per me è stata ogni volta una lezione di umanità. Secondo me ne avremmo bisogno tutti. Consiglio a tutti di avvicinarci, perchè molto spesso guardandola da fuori non riusciamo bene a renderci conto di quello che c’è dietro. In realtà ognuno di loro è diverso ed ha un mondo, come ognuno di noi. Ed è giusto che per entrarci devi passare dentro casa, quindi devi aprire le porte di casa loro e frequentare le loro abitudini. Per me è stata una bella ricerca e mi ha arricchito sicuramente umanamente”.

“Figl d’a luna” è un album fatto di storie autentiche, vere, che hai preso dalla tua vita, dal tuo territorio e dalle tue origini. Secondo te cosa rende oggi un artista autentico?
Essere sè stesso, niente di più, niente di meno. Raccontarsi è la cosa più naturale che un artista possa fare, ma in qualsiasi forma, non solo con la musica. Oggi forse non siamo abituati tanto a questo, siamo più abituati alla costruzione. Però io sono andato nella direzione che sentivo più vicina”.

Moonaciè sarà al Quartieri Film Festival, evento che noi seguiremo, organizzato dall’Associazione Miniera. Che legame hai con i Quartieri Spagnoli e con il Festival?
“I Quartieri Spagnoli sono ormai la mia seconda casa, sono spesso qui, mi piacciono tantissimo i quartieri, mi piace il calore che ricevo ogni volta che faccio qualcosa con i ragazzi, con l’Associazione, mi diverto sempre. Ci vediamo quindi al Festival, veniteci a sentire e vedere tutti i film che sicuramente saranno bellissimi”.

Giovy Fusco con Moonaciè

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