La spazzatura ai Quartieri Spagnoli sta divorando il quartiere sotto gli occhi di tutti. Oggi a Via Francesco Girardi mi è capitata una scena che mi è rimasta addosso più di tante altre. Una signora è scesa in scooter dal Corso Vittorio Emanuele, si è fermata e ha lasciato un sacco della spazzatura in strada, in pieno pomeriggio, verso le cinque. Le ho detto che non si poteva fare, che non era normale lasciare un sacco lì in una strada dove da giorni documentiamo topi, rifiuti e degrado. Lei mi ha guardato e mi ha risposto così: “Tanto passa il camion”. Poi ha aggiunto pure che fa la raccolta differenziata. E io in quel momento ho provato una rabbia vera. È il riassunto perfetto di come ci stiamo abituando a vivere. Butto il sacco e me ne vado. Il resto non mi riguarda. La strada non è casa mia. Il quartiere può aspettare. Qualcuno passerà, raccoglierà, pulirà, sistemerà. E intanto noi continuiamo a sprofondare.
A Via Francesco Girardi Gridalo da giorni sta facendo un lavoro semplice e faticoso: tornare, guardare, filmare, pubblicare, mostrare i topi tra i sacchi, la spazzatura lasciata ovunque, i rifiuti buttati fuori orario, tutto quello che chi vive ai Quartieri Spagnoli conosce fin troppo bene. Eppure non basta nemmeno vedere i video, nemmeno sapere che quella strada è ormai diventata un simbolo di questa vergogna. C’è ancora chi arriva, lascia un sacco alle cinque del pomeriggio e se ne va tranquillo. È questo che mi devasta: la tranquillità. La naturalezza. Come se fosse una cosa normale. Come se non avesse conseguenze. Come se quei sacchi non attirassero topi, puzza, altro degrado, altra spazzatura. E allora io non riesco più a sopportare il racconto dei Quartieri Spagnoli venduti come una favola già risolta. Quello del quartiere rinato, del turismo, dei vicoli pieni, dei B&B, delle case che aumentano di prezzo, delle foto, dei reel, della cartolina. Tutto bello, per carità. Ma chi ci vive dentro che cosa si prende in cambio? Più turismo e meno vivibilità. Più vetrina e meno rispetto. Più facciata e meno quartiere. Perché intanto i parcheggi peggiorano, la spazzatura resta, i topi pure, le blatte pure, e noi dovremmo pure sorridere e far finta che vada tutto bene perché fuori il quartiere “funziona”.
Le colpe delle istituzioni restano enormi. Su questo non c’è neanche da discutere. Ai Quartieri Spagnoli si continua a fare meno del minimo indispensabile e basta guardarsi intorno per capirlo. Però oggi non me la sento di nascondermi dietro il bersaglio facile. Perché se ogni giorno in certe strade si accumulano sacchi, cartoni, ingombranti e immondizia, non possiamo continuare a raccontarci che il problema stia solo nei ritardi di chi dovrebbe pulire. Il problema sta pure nelle nostre mani, nei nostri gesti, nelle nostre scuse. Sta in quella frase, “tanto passa il camion”, detta come se fosse una cosa innocente, quasi intelligente. Invece è una resa. È il modo più rapido per lavarsi la coscienza e scaricare tutto su qualcun altro. Io sono esausto, sì. Esausto di vedere sempre le stesse scene e di sentire sempre le stesse giustificazioni. Ma non per questo mi fermo. Continuerò a tornare a Via Francesco Girardi, continuerò a fare questo dossier, continuerò a mostrare quello che succede. Perché il camion passa, sì. Noi però restiamo qua. In mezzo alla spazzatura.
