NAPOLI – Si parla tanto di pedonalizzazione dei Quartieri Spagnoli, ma a che prezzo? Mentre la Fondazione Foqus e la Municipalità 2 si preparano a discutere il piano di riorganizzazione della mobilità, nei vicoli c’è chi teme che la trasformazione rischi di snaturare il quartiere.

Dopo tre anni di studi e incontri, il progetto – firmato dal Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II insieme a Foqus – punta a ridurre il traffico veicolare, introdurre sensi unici, creare zone pedonali e attivare navette per residenti e turisti. Tutto bellissimo sulla carta. Ma nella realtà dei vicoli, dove gli spazi sono stretti e la vita corre su due ruote, questa scelta rischia di diventare un boomerang.

Pedonalizzazione Quartieri Spagnoli: bene l’idea, male la rigidità

L’obiettivo è nobile: rendere i Quartieri più vivibili, più sicuri e meno caotici. Ma davvero si può pensare di vietare il passaggio dei motorini, unico mezzo di sopravvivenza per chi abita qui?

“Sì alla pedonalizzazione, ma basta scooter. Servono telecamere e multe automatiche per chi viola la Ztl”, è una delle proposte circolate nei tavoli istituzionali.
Ma proviamo a ragionare: come si spostano i residenti, dove parcheggiano, come portano la spesa o accompagnano un anziano se non possono usare lo scooter?

Nei Quartieri Spagnoli non esistono parcheggi veri, solo qualche spazio rubato al caos e alla pazienza. L’idea di riservare aree di sosta dedicate ai residenti o creare un parcheggio su corso Vittorio Emanuele è sacrosanta – ma prima di vietare tutto, questi spazi devono esistere davvero.

Tra piano urbano e realtà quotidiana

L’assessore comunale alla Mobilità ha parlato di un Piano Generale del Traffico Urbano con focus sui Quartieri Spagnoli e di un Piano della Logistica Sostenibile per gestire merci e trasporti.
Tutto molto moderno, ma i cittadini chiedono risposte pratiche. Meno piani, più soluzioni.

Oggi, persino le ambulanze faticano a passare tra via Speranzella e Montecalvario. In questo contesto, parlare di “zone pedonali” senza una vera rete alternativa rischia di essere un esercizio accademico, non una soluzione concreta.

Una piccola Venezia? No, grazie

C’è chi applaude all’idea di una Napoli più ordinata, ma la verità è che i Quartieri Spagnoli non sono una vetrina turistica. Sono un luogo vivo, abitato, rumoroso, autentico. Vietare i motorini e limitare la mobilità dei residenti significa spingere ancora di più verso una “Venezia del Sud”, dove i napoletani vengono rimpiazzati dai turisti e dove tutto è pensato per l’estetica, non per la vita quotidiana. “Ridurre il traffico va bene, ma non a scapito della nostra libertà di movimento”, è il pensiero di molti abitanti. E come dar loro torto?

Napoli non ha bisogno di diventare una Londra con le Ztl ovunque o una Venezia senz’anima.
Ha bisogno di ordine, sì, ma anche di realismo. La pedonalizzazione dei Quartieri Spagnoli può essere un passo avanti, ma non deve diventare un colpo al cuore di chi quei vicoli li vive ogni giorno.

Perché se togliamo anche i motorini, tanto vale consegnare le chiavi del quartiere ai turisti e appendere un cartello all’ingresso: “Benvenuti nella zona pedonale più fotografata d’Italia, ma senza più napoletani.”

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