La sentenza Chiara Jaconis, emessa il 10 febbraio dal tribunale per i minorenni, arriva a pochi giorni da una data che per la famiglia ha un peso ancora più forte. Oggi, 13 febbraio, è il compleanno di Chiara. Un giorno che si carica di significato e dolore, mentre la vicenda giudiziaria segna un nuovo passaggio. Il ragazzo che lanciò le statuette, una delle quali colpì mortalmente la giovane turista, è stato riconosciuto ma dichiarato non imputabile.
A parlare, in esclusiva a Gridalo, è la sorella Roberta, che racconta cosa significa vivere questo momento tra dolore, memoria e ricerca di verità. “Il 10 febbraio è stata emessa la sentenza che riconosce il ragazzo che ha gettato le statuette, di cui una ha colpito Chiara. Noi vediamo questo primo passo di verità proprio pochissimi giorni prima del compleanno di Chiara, oggi è il suo compleanno infatti.” Un passaggio che arriva in una data carica di significato, ma che non cambia il peso della perdita. “Per noi è molto doloroso non solo non avere più Chiara con noi, ma anche tutto il contesto della procura, delle indagini e delle sentenze.”
Sentenza Chiara Jaconis: “Abbattete il muro di omertà”
Non c’è spazio per chiudere la vicenda, ma solo per andare avanti. La famiglia, infatti, chiede che si faccia piena luce su tutto ciò che è accaduto. “Speriamo che i genitori possano finalmente abbattere questo muro di omertà che hanno creato e dire finalmente la verità.” Parole che riportano al centro non solo la responsabilità del gesto, ma anche il contesto in cui si è verificato e ciò che, secondo i familiari, non è stato ancora chiarito fino in fondo.
Il tempo, intanto, non ha attenuato nulla. “È passato un anno e mezzo e oggi è anche il compleanno di mia sorella”, ricorda Roberta, sottolineando come il dolore resti identico e si intrecci con un percorso giudiziario complesso e spesso difficile da affrontare. Da qui nasce anche un appello che va oltre le aule di tribunale. “Chiediamo di mettersi nei nostri panni e di iniziare a dire la verità, dato che le indagini sono chiuse e c’è stata la prima sentenza del tribunale minorile.”
“Chiara credeva nella giustizia”
Nonostante tutto, la famiglia continua a credere nella giustizia, anche nel momento più difficile. “Chiara ha sempre creduto nella giustizia e quindi ci crediamo anche noi. Siamo molto fiduciosi sul lavoro che è stato fatto ad oggi, sulla procura e sulla giustizia.” Una fiducia che però non significa arrendersi, ma andare avanti con ancora più determinazione.
Il messaggio finale è netto, senza possibilità di interpretazioni. “Noi comunque non ci fermeremo. Arriveremo fino alla fine, perché la verità non smetterà mai di essere cercata.” E ancora: “Arriveremo fino alla fine, come è stato già promesso.” La sentenza Chiara Jaconis rappresenta dunque solo un passaggio, non un punto di arrivo: restano il dolore, le domande e soprattutto una famiglia che continua a chiedere verità, senza alcuna intenzione di fermarsi.