Movida e Quartieri Spagnoli: il tema torna al centro del dibattito cittadino, e questa volta lo fa con una proposta concreta che potrebbe cambiare davvero gli equilibri tra residenti, commercianti e turismo.
Negli ultimi mesi le segnalazioni sono aumentate, le tensioni anche. Da un lato chi lavora e investe nel quartiere, dall’altro chi ci vive ogni giorno e chiede semplicemente di poter dormire. Nel mezzo, una città che prova a trovare un punto di equilibrio senza snaturare sé stessa.
A riaccendere il confronto è stata anche una sentenza che ha condannato il Comune di Napoli a un risarcimento milionario per non aver tutelato adeguatamente il diritto al riposo dei cittadini in alcune zone del centro storico. Un passaggio che ha spinto l’amministrazione a intervenire, ma che allo stesso tempo ha aperto un problema più ampio: come rendere davvero efficaci queste misure?
Su questo punto abbiamo raccolto le parole del consigliere comunale Luigi Carbone.
Cosa è successo con la sentenza sulla movida e quali conseguenze ha avuto?
“Come tutti sanno, nel centro storico un gruppo di cittadini ha fatto causa al Comune, ritenendo che non fosse stata adeguatamente tutelata la loro legittima aspirazione al riposo. Il giudice ha condannato il Comune di Napoli al risarcimento di oltre un milione di euro e ha chiesto, oltre al risarcimento, anche la prova concreta che si stia facendo di tutto per contrastare il fenomeno della movida. Il sindaco ha quindi emanato un’ordinanza per alcune aree specifiche, come vico Quercia e zone limitrofe, ma queste misure si sono scontrate con la normativa nazionale, che per renderle più strutturali richiede, oltre alla volontà del sindaco, anche una delega del Consiglio comunale. Per questo abbiamo portato in Consiglio una delibera che prevede di rendere queste misure più strutturali.
Io e altri firmatari abbiamo ritenuto non equo che in un vicolo si possa fare un orario e in un altro adiacente un orario diverso, creando una distonia tra aree molto ravvicinate. Per questo ho proposto che questa possibilità, che vogliamo mettere nelle mani del sindaco, possa essere estesa a tutto il perimetro del centro storico — quindi Quartieri Spagnoli, Chiaia, via Aniello Falcone — individuando un’area più ampia e stabilendo anche degli orari, in modo da dare al sindaco uno strumento concreto per applicare queste ordinanze.”
Ripercussioni economiche e sul flusso turistico
“Chi fa politica deve compiere una scelta: da un lato ci sono le legittime aspettative dei commercianti, che devono poter vedere tutelato il proprio investimento; dall’altro bisogna bilanciare gli interessi in campo. Questa economia è nata con un proposito sano, ma in alcuni casi è diventata un pericolo per la salute pubblica. Molti residenti si chiedono: chi vive ai piani superiori non deve lavorare il giorno dopo? Non deve poter dormire serenamente? Quando si bilanciano questi interessi, quello economico è importante, ma quello alla vita lo è di più.”
Sono numerose le lamentele dei quartierani?
“Sono quotidiane. La gente è esasperata. Noi quartierani abbiamo una soglia di tolleranza molto alta rispetto al rumore, perché viviamo da sempre in contesti in cui i suoni rimbalzano tra i palazzi: motorini, bambini, vita di strada. Non abbiamo mai avuto problemi con questo. Il problema è un altro: questa musica continua, sempre la stessa, a tutte le ore, che diventa una sorta di tortura. È come una goccia che scava il cervello. In questo momento è il problema più grande dei Quartieri Spagnoli.”
Quartieri Spagnoli: movida o malamovida?
“I minori sono attratti da questo effetto di ‘discoteca diffusa’. Non è casuale: molti esercenti creano questo clima proprio per attirare ragazzi, anche molto giovani, che arrivano dalla provincia, spesso con taxi abusivi, in una zona che diventa una sorta di terra di nessuno. Con pochi euro si può bere alcol di pessima qualità. Questo sta trasformando il quartiere in qualcosa che non può permettersi di essere. Qui c’è storia, comunità, teatri, chiese, associazioni. Non possiamo diventare una Rimini a ridosso di via Toledo.”
Un invito agli esercenti
“Quando sono nati i primi ristoranti siamo stati tutti felici, e lo siamo ancora. Il turismo è una risorsa e chi investe in modo sano è il benvenuto. Il problema è chi pensa che questo quartiere debba essere solo un luogo per lo sballo. Qui vivono circa 18 mila persone che vogliono continuare a vivere qui. In Consiglio comunale stiamo dando uno strumento al sindaco, ma il giorno dopo non cambierà automaticamente tutto: servirà un’ordinanza. Io però mi auguro che gli esercenti facciano un passo indietro da soli, autoregolamentandosi. Se questo non accadrà, arriveranno misure più forti, con orari molto restrittivi, soprattutto per le attività da asporto, che potrebbero essere costrette a chiudere alle 22 o alle 23. Questo significherebbe ridurre molto il loro volume d’affari. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Noi l’abbiamo detto in tutti i modi, ma dobbiamo ascoltare i cittadini.”

Movida ai Quartieri Spagnoli contro la qualità della vita
Movida e Quartieri Spagnoli non è una discussione teorica. È la vita quotidiana di chi qui ci abita, di chi la mattina si deve svegliare per lavorare, di chi vuole continuare a vivere nel proprio quartiere senza sentirsi un ospite a casa sua.
Nessuno mette in discussione il lavoro, il turismo, la voglia di vivere Napoli. Ma quando una notte diventa insonne, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, il problema non è più la movida: è la qualità della vita.
Adesso la palla passa alle istituzioni, ma anche a chi ogni sera tiene aperta un’attività.