Piazza Montesanto si trova in una situazione critica e per l’ennesima volta ci troviamo a parlare della sicurezza. Tra cantieri infiniti che fanno sembrare il quartiere un’area di lavoro permanente e l’indifferenza delle istituzioni, i negozianti della zona registrano un crollo del lavoro che supera il 90%. A lanciare l’allarme è Pino Benvenuto, volto storico del negozio “Da Patrizia Frutta Secca“. Dopo l’ultima sparatoria nella zona i controlli delle forze dell’ordine sono aumentati, ma la quotidianità resta difficile tra strade disastrate e abusivismo selvaggio. Nonostante il muro di gomma della burocrazia — che ha ignorato le email dei commercianti pronte a finanziare eventi e a curare il verde pubblico — Benvenuto ha deciso di investire di tasca propria per cambiare il destino del quartiere, aprendo un grande Laboratorio Didattico Sperimentale per i ragazzi della zona.
L’intervista a Pino Benvenuto sulla sicurezza di Montesanto
Pino, qual è la situazione a Montesanto dopo gli ultimi fatti di cronaca e la sparatoria?
“Il lavoro qui è calato di meno del 90%. Siamo passati da attività fiorenti a una situazione fallimentare in un attimo. La rabbia e l’amarezza sono tante. Dopo la sparatoria adesso siamo più tranquilli perché ci sono i controlli, ma normalmente qui ci sono 50 bancarelle di abusivi ed è diventato invivibile lavorarci. Il problema assoluto da sempre sono i lavori infiniti alle scale di Montesanto: fanno passare il quartiere per un cantiere aperto e per questo non ci danno nemmeno le concessioni per fare gli eventi“.
Hai provato a proporre delle soluzioni alle istituzioni?
“Tante. Ho mandato un’email anche all’Eav per gestire la piazza noi commercianti: volevamo fare eventi, devolvere il 10% in beneficenza e prenderci cura del verde adottando gli alberi. Non mi hanno neanche risposto. Anzi, mi è stato detto in faccia che Montesanto è un cantiere e che a loro attualmente non interessa la cultura. Io su questo vado su tutte le furie. Questo quartiere è un crocevia fondamentale tra cumana, metropolitana e funicolare, ma è abbandonato da tutti. Le strade sono così disastrate che manca persino la segnaletica e una mamma con il passeggino non può camminare. Nel 2026 è impensabile, tutti si girano dall’altra parte“.
Cosa bisognerebbe fare concretamente per aiutare i giovani del quartiere?
“Dobbiamo mettere la bellezza e la cultura nelle nostre piazze. Io non voglio far passare un messaggio terroristico o di paura su Montesanto: qui c’è gente perbene che vuole cambiare le cose e lotta ogni giorno. Io credo così tanto in questo quartiere che ho preso un altro locale molto grande per fare un Laboratorio Didattico Sperimentale. Andrò a bussare a tutte le scuole perché devono darmi l’opportunità di lavorare con i ragazzi”.
In cosa consiste questo Laboratorio?
“Si chiama “Progetto di Senso di Identità”, cioè senso di appartenenza alle nostre origini. Lavoreremo con i prodotti che nascono nel Sud Italia: le albicocche, le pesche, le ciliegie, le mandorle e la nostra frutta secca. Questo progetto serve a portare la cultura nella testa dei ragazzi e allontanarli dalla criminalità insegnando loro un mestiere. Vogliamo far nascere il desiderio di fare gli artigiani o i contadini. Non lo faccio per me stesso, lo faccio per la società. Ma per riuscirci dobbiamo coalizzarci tutti, istituzioni e commercianti, per risollevare Montesanto“