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Home » Blog » Lettera di don Maurizio Patriciello: “Io sto dalla vostra parte”
Municipalità IINews

Lettera di don Maurizio Patriciello: “Io sto dalla vostra parte”

Stefano Colasurdo
Last updated: 21 Luglio 2026 16:56
Stefano Colasurdo
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La lettera di don Maurizio Patriciello sta facendo il giro dei social. Il sacerdote di Caivano ha voluto rivolgere un lungo messaggio a carabinieri, poliziotti, finanzieri, vigili urbani e vigili del fuoco, esprimendo vicinanza a chi ogni giorno indossa una divisa e affronta rischi, responsabilità e sacrifici. Un testo nato dopo i recenti fatti di Bologna, che invita a riflettere sul ruolo delle forze dell’ordine, sul rispetto della legalità e sulla necessità di accertare sempre le responsabilità individuali, senza generalizzazioni.

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  • La lettera di don Maurizio Patriciello
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      • Stefano Colasurdo

La lettera di don Maurizio Patriciello

Di seguito pubblichiamo integralmente il messaggio condiviso da don Maurizio Patriciello.

“LETTERA APERTA AI CARABINIERI, POLIZIOTTI, FINANZIERI, VIGILI URBANI E VIGILI DEL FUOCO.

A voi viene chiesto tanto e perdonato poco. Questa notte non ho dormito. Pensavo a voi, ai vostri figli, alle vostre mamme, alle vostre mogli, ai vostri sogni. Pensavo agli uomini della mia scorta. Hanno un nome – Alessandro, Gianluca, Gennaro, Giancarlo -, una storia. Rischiano la loro vita per mettere al sicuro la mia. Vi vedo alle vostre feste. Commossi come il primo giorno quando l’inno in cui si ritrovano gli italiani inizia a suonare le prime note. Sugli attenti. Silenziosi. Rispettosi. A volte vi prendo in giro. Un complimento del vostro capo vi emoziona. Un elogio del parroco, del vescovo, del prefetto, di un ministro, vi dona gioia. Poliziotti, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco. Come faremmo senza di voi? Soggetti a trasferimenti, turni massacranti, emergenze, stress, pericoli, tra gli stipendiati, siete tra quelli che guadagnano di meno e rischiano di più. Quando siamo nei guai, vi invochiamo, vi chiamiamo mille volte; se arrivate in ritardo vi ingiuriamo. Dovete difenderci. Siete pagati per questo. Noi siamo i vostri datori di lavoro. Quando tutto va bene, quando riuscite a metterci in salvo senza problemi, vi ignoriamo. Poche volte abbiamo trovato il coraggio di applaudirvi. Per certi aspetti mi ricordate i preti. Strana vita la vostra. Chi vi conosce da vicino sa il desiderio di bene che vi consuma. Coloro che scrivono le leggi o decidono se lasciare in libertà o mettere in gattabuia una persona hanno tanto tempo a disposizione per meglio studiare, meglio decidere, meglio confrontarsi, meglio ragionare. Una legge, una sentenza, arriva dopo anni, a mente serena. Voi, no. A voi non è concesso. Voi dovete essere pronti, efficaci, scattanti, forti, buoni, sorridenti. Vi chiamano? Correte. Che cosa troverete? Potete solo immaginarlo. Come a tutti noi, anche a voi è chiaro che la vita di chiunque è sacra, va rispettata, difesa. Anche quella del delinquente che sta rapinando la banca, quella del prepotente che tiene sotto scacco un intero quartiere, quella del camorrista che vi punta la pistola, del buffone che non si ferma all’alt. Riportare a casa la pelle è vostro dovere. Lo dovete a voi stessi, alla donna che vi ama, ai figli che avete messo al mondo, ai genitori con il Rosario in mano. Ma anche dovete assicurare alla giustizia il malvivente, possibilmente senza fargli male. Ma lui, l’uomo problematico, oppone resistenza. Quando un giudice condanna all’ergastolo una persona, chiunque sia, non lo fa mai a cuor leggero. Quando un poliziotto insegue un malvivente, volentieri ne farebbe a meno. Potremmo vivere tutti serenamente, ma siamo così stupidi da non riuscirci. La bramosia per il potere, il denaro ci ha accecato gli occhi. Solo chi muore di fame è giustificato se porta via un pane. Gli altri, no. Io sto dalla vostra parte. Come tutti gli esseri umani non siete perfetti. Anche tra le vostre fila si sono insinuati dei disonesti. Con loro occorre essere severissimi. Sono i vostri primi nemici. Non è la divisa, davanti alla quale dobbiamo inchinarci, a fare problema, ma chi la indossa indegnamente. Accade così dappertutto: tra chi siede in parlamento, chi indossa la toga, il camice bianco, la fascia tricolore. Tra i preti. Chi sbaglia, però, ha un nome e un cognome. Lui e non altri deve pagare per il crimine commesso. La legge è uguale per tutti. Quel giudice, quel prete, quel politico, quel poliziotto, quel padre, quella mamma, ha sbagliato. Puniamolo. Ai vostri caduti, rendo onore. A voi, ovunque siete, invio un forte abbraccio. Vi sento amici. L’abuso di potere non è concesso a nessuno. Mai. A cominciare da me. Le immagini di Bologna questa notte mi hanno fatto male. Se qualcuno ha sbagliato, pagherà. Se non ha sbagliato deve essere elogiato. Per il fratello morto mentre dava in escandescenza, una preghiera al Dio del cielo e della terra. Vietato, però, cavalcare questa ennesima tragedia. Per qualsiasi scopo. Dio vi benedica. Maurizio Patriciello.”

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Stefano Colasurdo

Ho scritto per tanti giornali ed è arrivato il momento di dire la mia con Gridalo, una creazione nata dal nulla per potermi esprimere liberamente

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ByStefano Colasurdo
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