Scippi Corso Umberto Napoli, l’allarme dei commercianti ormai è diventato un grido d’emergenza. Scippi, borseggi, degrado e commercianti costretti sempre più spesso a trasformarsi in sentinelle della strada: è questo il quadro che arriva da corso Umberto e dalle zone limitrofe, dove questa mattina gli esercenti sono scesi in strada per un flash mob chiedendo maggiore sicurezza. Gridalo era presente sul posto insieme al deputato Francesco Emilio Borrelli e a Rosario Pugliese, raccogliendo testimonianze che descrivono una situazione ormai ritenuta insostenibile. Secondo i commercianti della zona si arriverebbe in alcune giornate addirittura a 20 o 30 scippi e borseggi, molti dei quali ai danni dei turisti e moltissimi destinati a non trasformarsi mai in una denuncia.
- Scippi Corso Umberto Napoli, i commercianti: «Fino a 20 o 30 al giorno»
- I turisti diventano le vittime preferite
- Scippi Corso Umberto Napoli, i commercianti fanno da sentinelle
- «Il presidio di piazza Garibaldi non basta»
- Il sottopassaggio chiuso diventa un «imbuto» per i borseggiatori
- Corso Umberto non può diventare la terra dei borseggiatori
Scippi Corso Umberto Napoli, i commercianti: «Fino a 20 o 30 al giorno»
Uno dei punti indicati come maggiormente critici è quello a ridosso della Farmacia Cozzolino, lungo il Rettifilo. Qui, secondo quanto raccontato dagli esercenti, i borseggiatori riuscirebbero a colpire e poi a dileguarsi rapidamente nelle strade e nei vicoli laterali. Alcuni commercianti sostengono inoltre che una parte consistente degli autori sarebbe composta da cittadini stranieri. Necessario sottolineare che si tratta di testimonianze raccolte durante la protesta e non di dati ufficiali delle forze dell’ordine. Il problema principale denunciato da chi lavora ogni giorno nella zona è però soprattutto un altro. La percezione di una sostanziale impunità. Gli esercenti raccontano che persino quando qualcuno viene arrestato capita di rivederlo in strada dopo pochissimo tempo. In alcuni casi dopo due o tre giorni, con la conseguenza di alimentare una sensazione di impotenza sempre più forte.
I turisti diventano le vittime preferite
A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i turisti. Corso Umberto è uno degli assi principali che conduce verso piazza Garibaldi e la stazione centrale e ogni giorno viene attraversato da persone con trolley, valigie, zaini e telefoni in mano. Proprio queste condizioni renderebbero i visitatori particolarmente esposti ai borseggi. C’è poi un altro elemento che potrebbe rendere ancora più grave il fenomeno rispetto a quello che emerge dai numeri ufficiali: molti turisti, dovendo prendere un treno o lasciare Napoli poche ore dopo, rinuncerebbero a presentare denuncia. Un portafogli rubato, una collanina strappata o un cellulare sottratto possono così non entrare mai nelle statistiche, mentre per chi vive e lavora sul posto diventano episodi che si ripetono continuamente.
Durante la stessa diretta realizzata questa mattina da Gridalo è accaduto un episodio curioso e inquietante allo stesso tempo. Due utenti hanno commentato sostenendo che, a causa della manifestazione e della presenza delle telecamere, quella mattina non avrebbero potuto “lavorare” come borseggiatori. Impossibile stabilire se si trattasse di provocazioni, battute o affermazioni reali, ma il particolare restituisce perfettamente il clima che ormai si respira nella zona.
Scippi Corso Umberto Napoli, i commercianti fanno da sentinelle
La conseguenza più paradossale è che sono gli stessi commercianti a cercare di prevenire gli scippi. Quando vedono un turista distratto lo avvisano di tenere stretta la borsa, di non lasciare il telefono troppo esposto e di fare attenzione al portafogli. Quando notano movimenti sospetti provano a richiamare l’attenzione e, in alcuni casi, raccontano di essere intervenuti direttamente per impedire un furto. Una sorta di rete di sicurezza spontanea nata perché chi apre ogni mattina un negozio in quella zona sente di non poter più limitarsi semplicemente a lavorare.
Ma è proprio questo il punto contestato dagli esercenti: un commerciante non può essere costretto a trasformarsi in vigilante, vedetta e punto informazioni per la sicurezza dei turisti. Il fenomeno, sostengono, sta avendo conseguenze anche sulle attività commerciali e più in generale sulla percezione di degrado dell’intera area.
«Il presidio di piazza Garibaldi non basta»
Da qui arriva una delle richieste principali emerse durante il flash mob: servono più controlli, ma soprattutto controlli organizzati in maniera diversa. Secondo i commercianti, il presidio presente nell’area di piazza Garibaldi non riuscirebbe a incidere in maniera concreta su quanto accade lungo corso Umberto. Chi commette i borseggi vede una divisa da lontano, interrompe l’attività, cambia strada e attende semplicemente che la pattuglia si allontani.
Per questo gli esercenti chiedono soprattutto agenti in borghese, capaci di muoversi tra la folla senza essere immediatamente riconosciuti e di intervenire nel momento stesso in cui viene commesso il reato. Non quindi una semplice richiesta di aumentare numericamente le forze dell’ordine presenti, ma quella di mettere in campo una strategia diversa nei punti indicati come più vulnerabili.
Il sottopassaggio chiuso diventa un «imbuto» per i borseggiatori
Tra i temi sui quali Francesco Emilio Borrelli ha battuto maggiormente durante il flash mob c’è poi quello del sottopassaggio chiuso ormai da anni. La struttura, inutilizzata, continua a occupare una parte consistente del marciapiede e costringe i pedoni a concentrarsi in uno spazio molto più stretto. Il risultato è una sorta di imbuto umano, particolarmente evidente quando passano gruppi di turisti con valigie e trolley.
Secondo i commercianti sarebbe proprio questo uno dei punti più favorevoli per i borseggiatori. Le persone sono costrette a rallentare, si avvicinano inevitabilmente l’una all’altra e diventa molto più semplice avvicinarsi a una borsa o a una tasca senza essere notati. Borrelli ha quindi sollevato una domanda molto netta: perché quella struttura continua a rimanere lì se il sottopassaggio è chiuso da anni e non viene utilizzato? Una presenza che, anziché offrire un servizio, rischierebbe oggi di contribuire ai problemi di sicurezza e di vivibilità dell’area.
Corso Umberto non può diventare la terra dei borseggiatori
Il problema non riguarda ormai soltanto l’ordine pubblico. Riguarda il commercio, il turismo, il decoro urbano e l’immagine stessa di Napoli. Un turista derubato mentre percorre il Rettifilo per raggiungere la stazione porterà con sé il ricordo di quanto accaduto, mentre le attività commerciali continueranno a lavorare in un contesto nel quale la percezione di insicurezza rischia di diventare sempre più pesante.
Il messaggio lanciato questa mattina dai commercianti è quindi chiarissimo: non bastano interventi occasionali e non basta spostare il problema di qualche centinaio di metri. Servono controlli mirati, agenti in borghese, una presenza costante nei punti indicati come più critici e una soluzione definitiva per il sottopassaggio chiuso. Corso Umberto è una delle principali porte d’ingresso della città e ogni giorno viene percorso da migliaia di napoletani e turisti: non può essere lasciato in una situazione nella quale sono i commercianti a dover avvertire chi passa mentre i borseggiatori sembrano conoscere perfettamente dove colpire e dove fuggire.
